Motel in provincia di Chieti - Abruzzo
 
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Itinerari, luoghi e posti da visitare
Capoluogo di provincia dell'Abruzzo, situato nel centro-est della regione a 330 metri sul livello del mare, sorge su una collina che divide le acque del bacino del fiume Aterno-Pescara (a nord) da quelle del fiume Alento (a sud). La Città è costituita dalla parte antica, situata appunto sul colle, e dalla parte nuova, adagiata nella vallata a nord della collina ed estesa fino all'argine destro del fiume, la quale si è sviluppata seguendo prevalentemente l'impronta dell'antica via Tiburtina Valeria che la attraversa. Gode di una favorevole posizione geografica, sia perché vicina alla riviera adriatica ed alle masse montuose della Maiella e del Gran Sasso in una varietà di panorami unici per ricchezza e varietà di paesaggi, sia perché vicina alle principali reti di trasporto del versante adriatico del Centro Italia (autostrade A14 ed A25, tratte ferroviarie adriatica ed appenninica, aeroporto d'Abruzzo).

Scelta come capoluogo dai Marrucini in seguito all’apertura della via Valeria e con l’abbandono del primo insediamento, Rapino, ai piedi della Maiella. Rimasta fedele a Roma durante le guerre puniche, Teate si schiera con la lega italica nella guerra sociale. Eretta a Municipio nel I sec. A.C., la città si dota di una struttura urbanistica (moderna), con monumenti di notevole imponenza, come l’anfiteatro, il teatro, le terme, il centro templare del foro, e grandiose cisterne ipogee che la caratterizzano fra tutte le città antiche.
Durante il suo massimo splendore nell’età imperiale, Teate vide fiorire molte famiglie illustri con personaggi di prim’ordine nel campo della politica e delle lettere, in luogo e nella capitale. I più noti sono gli Asinii, con Asinio Herio comandante supremo degli eserciti italici nella guerra sociale; Asinio Pollione, intimo di Augusto, Mecenate e Virgilio; e Asinio Gallo, a cui si deve la costruzione del sistema idrico urbano. Durante i Flavii Teate assunse una fisionomia monumentale, rinnovando e ingrandendo le sue emergenze architettoniche.
Saccheggiata e quasi distrutta dai Barbari, non fu mai del tutto abbandonata, ma fu scelta come centro amministrativo dai Bizantini. Teodorico la ricostruì e, in seguito fu presa dai Longobardi che la inclusero nel Ducato di Benevento, staccandola da quello di Spoleto.
Sotto la dinastia degli Attonidi, conti longobardi ma vicini al disegno politico dei Carolingi, Teate divenne una potente contea i cui confini andavano dal fiume Trigno al Tronto, coincidendo con una vasta diocesi retta da vescovi attivi sul piano religioso e amministrativo.
Passata ai Normanni, la città ne seguì le sorti, fino ad essere particolarmente curata dagli Angioini.
Ininterrottamente città regia, quindi soggetta direttamente alla corte, Teate sopportò con insofferenza i rari periodi di feudalità.
La sua importanza, crebbe comunque con l’elevazione della sua cattedra a sede arcivescovile, divenendo sede metropolitana delle chiese d’Abruzzo.
I numerosi conventi fondativi nel medioevo quale sede di ordini mendicanti divennero nel corso del ‘500 più prosperi centri di arte e spiritualità, mentre vi si insediavano quasi tutti gli ordini monastici sorti nella controriforma: Gesuiti, Cappuccini, Scolopi, gareggiando con il clero secolare retto da potenti arcivescovi.
In quegli anni sulla cattedra teatina sedettero grandi presuli, tra cui Giampietro Carafa, poi papa col nome di Paolo IV, fondatore con San Gaetano Thiene dei padri teatini, così chiamati in onore della città.
Il secolo XVII fu anche per Chieti un’epoca alquanto spenta, risentendo la città del ristagno economico e politico di tutto il vice reame napoletano, anche se non mancò un certo sviluppo edilizio grazie ai numerosi conventi. Si rinnovarono, infatti le antiche testimonianze medievali, e furono costruite ex novo splendide chiese come quelle dei Cappuccini, di San Gaetano e Santa Chiara.
La città rifiorì culturalmente ed economicamente nel secolo successivo, in seguito alla presa del regno da
 
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