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FORLI'
Forlì, in dialetto forlivese "Furlè", è un comune della provincia di Forlì-Cesena, capoluogo della provincia di Forlì e Cesena, già capoluogo, per quasi tutto il XX secolo, della provincia di Forlì, nome sotto il quale era compreso anche il territorio ora facente parte della provincia di Rimini. Forlì è una città dell'Emilia-Romagna ed in particolare della Romagna, di cui è, come dice Dante nel De Vulgari eloquentia, "meditullium", cioè l'area centrale, anche linguisticamente: infatti, il forlivese costituisce il dialetto romagnolo tipico, tendendo a perdere questa o quella peculiarità a mano a mano che si avanza verso la periferia della Romagna e che la lingua subisce, per ciò, gli influssi delle zone circostanti.
STORIA
La località dove Forlì sorge, o i suoi dintorni, sono abitati sin dal Paleolitico, come dimostrano i copiosi ritrovamenti di Monte Poggiolo, con migliaia di reperti datati a circa 800.000 anni fa. Città di origine romana (Forum Livii) fu probabilmente fondata nel 188 a.C., secondo antiche leggende da Marco Livio Salinatore, il console che sconfisse il fratello di Annibale, Asdrubale, al Metauro, nel 207 a.C.. Caduto l'Impero Romano d'Occidente, dopo il breve dominio di Odoacre, fece parte del regno degli Ostrogoti, poi dell'impero di Bisanzio. Rimase bizantina ai tempi dell'invasione longobarda, nel VI secolo, poi fece parte delle donazioni di Pipino il Breve alla Chiesa. Fu protagonista delle vicende del territorio romagnolo durante il Medioevo: il complesso stemma allude a diversi momenti della sua storia: dai Romani ebbe lo scudo vermiglio, su cui poi fu posta, in ricordo della partecipazione dei Forlivesi alla Prima Crociata, una croce bianca; un secondo scudo, bianco, attraversato dalla scritta LIBERTAS, testimonia dei periodi in cui la città si erse a repubblica (la prima volta nell'889, l'ultima nel 1405): i colori della città, pertanto, sono il bianco ed il rosso; l'aquila sveva in campo d'oro fu invece concessa da Federico II, per l'aiuto datogli nella presa di Faenza (1241), essendosi Forlì schierata dalla parte dei ghibellini. L'Imperatore elargì alla città, nell'occasione, anche un'ampia autonomia comunale, compreso il diritto di battere moneta. Il passaggio dal libero comune alla signoria fu piuttosto tormentato: emrsero, fra gli altri, i tentativi di Simone Mastaguerra, Maghinardo Pagano e Uguccione della Faggiuola, ma il successo nel dominio cittadino arrise alla dinastia della famiglia Ordelaffi, che resse, sia pure con qualche interruzione, la città dalla fine del XIII fino all'inizio del XVI. Gli Ordelaffi coltivarono quasi costantemente simpatie ghibelline, causando vari dispiaceri al governo pontificio: è stato notato che la città si comportò verso i Papi come Milano verso gli Imperatori. I Papi reagirono a volte con la carota, ad esempio offrendo agli Ordelaffi il titolo di vicario apostolico, ed a volte col bastone, non sempre con successo. Nel 1282, ad esempio, quando ormai Forlì era rimasta forse l'ultima roccaforte ghibellina in Italia, un agguerrito esercito francese, inviatole contro dal Papa Martino IV, fu sconfitto, anche grazie all'abilità strategica di Guido da Montefeltro: l'episodio stesso è ricordato da Dante Alighieri: "la terra che fe' già la lunga prova e di Franceschi sanguinoso mucchio" (Inferno XXVI, 43-44). Uno dei tentativi dei guelfi bianchi di tornare in Firenze, ai tempi di Dante, fu capitanato da Scarpetta degli Ordelaffi, signore di Forlì, presso cui l'Alighieri si era rifugiato. Quando l'Albornoz tentò (XIV secolo) di restaurare il potere pontificio sullo Stato della Chiesa, contro i forlivesi viene proclamata un'apposita crociata.
Durante il Rinascimento, la città vantò molteplici intrecci con la storia nazionale italiana: sua signora fu Caterina Sforza, che, vedova di Girolamo Riario (nipote di Papa Sisto IV), sposò, nel 1497, Giovanni de' Medici (detto "il Popolano"), matrimonio dal quale nacque, l'anno successivo, Ludovic | | |