Vercelli (Vërsèj in Piemontese) è un comune capoluogo dell'omonima provincia.
STORIA DI VERCELLI
Al principio dei tempi storici il territorio vercellese è abitato dai Libici, popolazioni celto-liguri che si sono insediate nelle zona delimitata dal Sesia su un precedente insediamento dei liguri Salluvi. La conferma su questa affermazione riposa sul noto passo di Plinio (NAT. HIST III-17) " Vercellae Libiciorum ex Salluis ortae" confermato poi da Tolomeo (GEOG. III-I) n.32). Divenuta nella seconda metà del II secolo A.C. base di operazioni contro le popolazioni alpine e pedemontane Vercellae è già molto romanizzata quando Mario sconfigge i Cimbri ai Campi Raudi, pianura presso Vercelli croce e delizia di tutti gli storici vercellesi. Le testimonianze epigrafiche e archeologiche di Vercelli romana presenti la maggior parte al Museo Leone di Vercelli ci confermano la frase di Tacito (HISTORIAE I-70) che chiama la città uno dei "firmissima municipia" della regione transpadana. Attraverso sarcofagi, corredi funerari, resti non ancora messi in luce (come l'anfiteatro), necropoli ricche di preziosi vetri come quella della regione San Bartolomeo si ha un'idea chiara dell'importanza e della ricchezza della città romana.
Il territorio vercellese in antichità classica è noto per le miniere degli Ictimuli che ricavavano oro nella zona detta la Bessa, tra Salussola e Mongrando sulla destra dell'Elvo. In età imperiale si ha però una diminuzione progressiva dello sfruttamento della zona per il maggior rendimento che danno le miniere d'oro di altre zone dell'impero (Spagna e poi Dacia) ma la ricerca e la lavorazione dell'oro si protrae durante l'alto Medioevo e fornisce redditi discreti nel XIII secolo. Un fattore che ha un importante ruolo nell'economia vercellese è certamente la sua posizione geografica all'interno della rete stradale dell' Italia settentrionale. Vercelli costituisce un punto di transito obbligato sulla via che conduce alle Gallie e in Germania attraverso i valichi del Piccolo e Gran San Bernardo.
L'editto di Costantino del 313 d.C., rendendo libero il culto cristiano è il tradizionale spartiacque tra epoca pagana ed epoca cristiana mentre il mondo antico entra in una profonda crisi di trasformazione. Nel corso del IV secolo abbiamo una testimonianza di San Gerolamo in una lettera scritta verso il 370 che riferisce un fatto miracoloso a forti tinte avvenuto a Vercelli. Dal contesto si trae che "Vercelli un tempo potente è ora semidistrutta e con rari abitatori". Indubbiamente la città non ha più lo splendore di un tempo ma deve conservare una discreta capacità di rapporti in tutta la regione se Sant'Eusebio vescovo di Vercelli dal 345 circa al 371 esercita una giurisdizione spirituale su tutta la zona. Sant'Eusebio istituisce fra i suoi chierici la vita monastica ed infatti si ha notizia di diversi vescovi vercellesi chiamati dalle comunità cristiane transpadane per il loro fervido apostolato. Anche quando viene mandato in esilio a Scitopoli dall'imperatore Costanzo Sant'Eusebio continua ad avere rapporti con la propria comunità.
Nel V secolo le notizie circa il vercellese sono piuttosto scarse ed il territorio deve subire come tutta l'alta Italia le invasioni degli Unni e poi dei Borgognoni di Gundobaldo (490). I secoli che vanno dal sesto all'ottavo sono contrassegnati dal dominio longobardo: i Longobardi ingrandiscono il perimetro delle mura della città romana aprendo quattro porte di cui la più interessante per il nome Longobardo è la porta Gribalda sita allo sbocco di via Gioberti in piazza San Francesco. Poche notizie sono giuste su questo periodo: nei pressi della chiesa di Santa Maria Maggiore vi è un vasto terreno appartenente al patrimonio reale (Curtis Regia) e forse Vercelli fu sede di ducato longobardo per la presenza di una zecca testimoniata da una moneta aurea coniata sotto Desiderio (fine VIII secolo). Con la sconfitta dei Longobardi e l'inizio del dominio carolingio il |